Scritto da: Redazione online
LA STRAGE DI URAGO MELLA - LA
SENTENZA
Al processo Ter di Milano
condannati all’ergastolo i cugini trapanesi Vito e Salvatore Marino. Nel 2006
massacrarono per un credito i Cottarelli:padre, moglie e figlio 17enne
La strage si consumò il 28 agosto 2006 a Urago Mella, il quartiere più
a ovest di Brescia. In una bella sera d’estate, i cugini Vito e Salvatore
Marino, parenti dell’omonimo clan mafioso del trapanese, fecero irruzione nella
villetta della famiglia Cottarelli insieme al faccendiere Dino Grusovin. Fu
un’esecuzione collettiva. Padre, moglie, figlio 17enne: legati, seviziati,
massacrati a colpi di pistola. Tutto per un credito di mezzo milione di euro
che i cugini Marino vantavano nei confronti di Angelo Cottarelli,
immobiliarista bresciano. Esperto in fatture false, era coinvolto con i cugini
trapanesi in affari loschi: gonfiava il giro d’affari di alcune cantine
vinicole siciliane per incassare fondi regionali e europei. Una truffa da
milioni di euro, ma i Marino vantavano un credito nei confronti di Cottarelli e
si presentarono a Urago Mella chiedendogli il conto. Fu un massacro in puro
stile mafioso, e per arrivare alla sentenza definitiva ci sono voluti sei
processi.
Dieci anni di processi
L’annosa vicenda giudiziaria si è chiusa a dieci anni di distanza con
la sentenza dei giudici della corte d’Appello di Milano: i cugini Vito e
Salvatore Marino sono stati condannati all’ergastolo per il massacro di Angelo
Cottarelli, la moglie Marzenne Topor e il figlio Luca. La strada per la
giustizia non è stata priva di ostacoli: i siciliani (Dopo la strage si erano
dati alla latitanza: Salvatore era stato preso in Spagna, Vito in provincia di
Trapani) erano stati assolti in primo grado nel 2008 e condannati all’ergastolo
in Appello a Brescia nel 2010. Nel 2011, la Cassazione aveva annullato la sentenza
disponendo un appello bis a Milano, che si era concluso con la conferma
dell’ergastolo. Nel 2014 la sorpresa: la Cassazione annulla il carcere a vita e
dispone un altro processo d’appello, ancora a Milano. Il 31 maggio 2016,
finalmente, la vicenda si è chiusa con le condanne all’ergastolo per i cugini
trapanesi.
La testimonianza di Grusovin
Decisiva è stata la testimonianza
del faccendiere Dino Grusovin, «contabile» dei Marino fermato in Svizzera, dove
viveva sotto falso nome, nel 2013. Il suo ruolo nel massacro non è mai stato
del tutto chiarito, è stato condannato per concorso anomalo in omicidio
volontario a 20 anni ed è stato il grande accusatore dei Marino. La sua
testimonianza è stata giudicata attendibile dall’accusa: i Marino gli pagavano
lo stipendio e il sedicente architetto triestino non potrebbe che aver detto la
verità. «Ci sedemmo tutti al tavolo della cucina», per parlare di soldi. «È
iniziata una discussione pacata sulla cifra che Cottarelli avrebbe dovuto dare
ai Marino per le sue fatturazioni fasulle: chiedevano mezzo milione di euro» -
la percentuale sull’Iva - più «un risarcimento del danno per le ricevute
bancarie incassate». Ma Angelo «diceva che aveva già sistemato tutto con
Francesco Tartamella», altro personaggio con cui era in affari. Quindi «i toni
si sono accalorati. Ricordo una spinta di Salvatore a Cottarelli» e «due
pistole»: una calibro 22 e un revolver calibro 38. Grusovin continua: «Abbiamo
dovuto ucciderli tutti» Li legarono con delle fascette di elettricista
massacrandoli con colpi di pistola e coltellate. Oltre alle sue dichiarazioni
(ribadite la scorsa udienza) per l’accusa esiste una serie di ulteriori
riscontri: le testimonianze dei vicini, l’auto noleggiata a Linate, i contatti
telefonici.